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LOR SIGNORI HANNO PAURA DEI CITTADINI
 

LOR SIGNORI HANNO PAURA DEI CITTADINI

CI ERAVAMO chiesti: «Chi ha paura dei cittadini?». La risposta è arrivata ieri: il referendum proposto dall'associazione «il metrò che vorrei» è stato bocciato. Con un voto di maggioranza - tre contrari, due favorevoli - del comitato dei garanti del Comune. I quesiti proposti sono stati dichiarati «inammissibili» perché «non univoci né congrui», tali da non consentire all'elettore una scelta «libera e ponderata». Nei prossimi giorni leggeremo motivazioni più articolate e giuridicamente ponderose e ponderate. E sarà interessante leggere come diranno a due giuristi di grande e specifico calibro - il professor Giuseppe De Vergottini, presidente onorario dei costituzionalisti europei, e l'avvocato amministrativista Antonino Morello - che hanno sbagliato tutto. I due che hanno votato a favore sono, guarda caso, un costituzionalista e un amministrativista. I due che hanno votato contro un giuslavorista, ovvero un esperto di diritto del lavoro, e un avvocato. Il terzo no, quello determinante, è dell'avvocato Marcello Napoli, segretario generale del Comune e in quanto tale il più garante dei garanti. E qui c'è un «però» grande come una casa: Napoli è anche direttore generale dell'amministrazione, su nomina del sindaco. Dunque, il braccio esecutivo delle politiche del sindaco e della giunta. Tecnicamente, si è trovato a decidere in una situazione di conflitto di interessi. «Ho sempre svolto la mia attività con assoluta autonomia di giudizio e senza interferenze», ha voluto precisare Napoli, anticipando le eventuali contestazioni. Nessuno lo dubita. Ma l'equivoco è nella situazione di fatto, che avrebbe dovuto consigliargli l'astensione. Quanto meno se il suo voto diventava determinante. C'è poi un altro aspetto: se a quesiti erano «incongrui», perché il Comitato non li ha corretti, non li ha resi «congrui», avendone la facoltà ed essendo stato anche sollecitato dai proponenti? La verità è che il referendum non era gradito a Lar Signo ri di Palazzo d'Accursio, perché poneva sul piatto della bilancia il nulla del metrò strombazzato dalla giunta (non c'è progetto, non c'è finanziamento) e una proposta tecnicamente completa e che non sarebbe costata un euro ai cittadini. Affascinante. Il voto dei bolognesi - peraltro solo consultivo, che non avrebbe impedito all'amministrazione di procedere con il suo piano - faceva paura perché sottratto alle centrali di orientamento del consenso. IlRe è nudo, ma nessuno può dirlo. Piero Fassino, il Gran Tutore, da Roma vigila e bacchetta.

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