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Venerdì 22 2 2008 - IL RESTO DEL CARLINO

Firenze e Bologna, tramvie parallele

 

 

 

I FIORENTINI hanno detto no alla metrotranvia di superficie.

Una grande prova di partecipazione civica quel 40% di votanti.

Dobbiamo infatti considerare che le liste elettorali erano gonfiate da 30.000 stranieri e che il referendum consultivo non aveva alcun effetto giuridico.

La comunicazione del Palazzo è stata quindi efficace, ma non abbastanza da raggiungere l'obiettivo.

Il sindaco Domenici, al contrario di Cofferati, si voleva mostrare aperto alla partecipazione civica per poi vincere sul campo.

Incassa una sconfitta.

A Firenze è stato battuto lo spirito antimodernista, il massimalismo rossoverde, che ama tutto ciò si richiami a epoche preindustriali.

Il tram, a Firenze e a Bologna, è diventato lo stereotipo della mobilità pubblica, l'incoronazione ideologica della lotta contro il Golia - auto.

Il metrò sotterraneo, al contrario, rappresenta per quella cultura il male della tecnologia, la frenesia del movimento, della velocità, dalla quale bisogna difendersi.

FIRENZE e Bologna vivono due realtà parallele, dove la visione ideologica della mobilità si impone sulla rappresentazione artistica della città da una parte e sull'anima 'bottegaia' e commerciale dall'altra.

Entrambe sono fonti di vita delle due città medievali.

Ma a Firenze un muro è caduto e a Bologna un altro sta per cedere.

Il piano di Zamboni è realizzare una grande rete di finti metrò di superficie che tolgano spazio di viabilità alle auto fino a condannarle alla immobilità; è la tecnica dello svantaggio competitivo.

Metrotranvia a Ponente con trasformazione della via Emilia in ferrovia e MetroCivis a Levante, con priorità semaforiche e corsie dedicate.

Velocità medie di 20 kmh e sottrazione alle auto delle già scarse superfici viabili: ecco il futuro della mobilità cittadina. Addormentare definitivamente una città che si sta spegnendo, in nome di una ideologia antimodernista.

LA PRIMA crepa sul Muro di Bologna è il no del Cipe al 'buco grezzo' fino al Maggiore e quindi di fatto la condanna della metrotranvia.

La seconda è la montante ribellione al MetroCivis, ovvero il mostro che Zamboni ha creato con la modifica del progetto originario della giunta Guazzaloca.

Se da una parte i commercianti non potranno accettare le centinaia di negozi chiusi `per lavori in corso', dall'altra le Fiamme gialle e la Corte dei conti potrebbero fare chiarezza sui conti delle soste.

In caso di obbligo di restituzione al Comune dei fondi incamerati dal bilancio Atc non ci sarebbero più i mezzi finanziari per completare il Civis.

Abbiamo dunque ancora una speranza.

 

Giorgio Giatti

* coordinatore Progetti - Metrò Sviluppo Bologna Capitale

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