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l'intervento

di MAURIZIO AGOSTINI

People Mover, un flop politico annunciato

APPRENDIAMO, non senza rammarico, che la gara del People Mover è andata deserta: nessuna delle 11 imprese che avevano manifestato interesse ha ritenuto di presentare un'offerta. Il risultato è senza dubbio assai deludente, dopo tanto impegno e tanti sforzi profusi, sia dall'amministrazione che dalle imprese locali che così tanto lo avevano sponsorizzato. Uno smacco per il Comune ma anche il per Collegio costruttori, che aveva sostenuto la poco lungimirante tesi che il progetto non contava, l'importante era far lavorare le imprese. Tale risultato negativo era però largamente prevedibile. Scrivemmo, quasi un anno e mezzo fa, su questo giornale, che l'investimento non aveva la basi tecnico­economiche per andare a buon fine, non era 'bancabile', cioè non era finanziabile tramite normali prassi privatistiche. Non esisteva infatti la possibilità di un sufficiente ritorno del capitale investito tramite gli introiti tariffari, portando così pochi passeggeri con tecnologie così costose e adatte a ben altri livelli di domanda.

 

IL PEOPLE MOVER era una cattedrale nel deserto, inutile, in quanto quella linea non avrebbe mai portato passeggeri, e oltretutto non cantierabile. L'incredibile pretesa di costruire un sistema su viadotto con vetture lunghe 30 metri per portare, sì e no, 4-5 passeggeri a viaggio, al costo di 100 milioni di euro configurava una sorta di 'impossibilità termodinamica' alla sua messa in opera. A meno che, naturalmente, non si caricasse tutto l'onere di un tale spreco di risorse sul cittadino e sulla fiscalità generale. Quando il Comune si rese finalmente conto che, con quelle specifiche progettuali, nessuno si sarebbe presentato, provò a supportare il People Mover con una consistente iniezione di denaro pubblico. Nel caso non vi fossero stati passeggeri sufficienti per far quadrare i conti, il Comune sarebbe intervenuto sovvenzionando il gestore con una rata che poteva arrivare ad un milione di euro l'anno per 30 anni.

 

ERA UN'OPERAZIONE ai limiti della legittimità, ma vista la mala parata, restava forse poco altro da fare. Non è stata sufficiente neppure quella regalia e il People Mover è defunto ancor prima di nascere.

 

Perché si è giunti a questo punto, quando un'analisi tecnico-economica standard avrebbe fin da subito consigliato di lasciar perdere? Di certo l'insipienza professionale, e non solo degli amministratori, ha avuto un ruolo non secondario ma credo che la ragione ultima del fallimento sia un'altra: la vetusta credenza nel primato della politica. Per alcuni, le tematiche tecniche (ed economiche!) non hanno priorità, non interessano quando 'vuolsi così colà dove si punte ciò che si vuole'. La politica è l'unica variabile che conta, il resto si aggiusta sempre. Non era vero.


* già presidente Atc

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