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IL RESTO DEL CARLINO

CORTICELLI

«Con il metro crolla il piano mobilità»

Il capolista di Alfredo Cazzola attacca l'amministrazione Cofferati dopo la rinuncia al metrò:

«Hanno perso cinque anni senza risolvere un problema. Basta attendere fondi che non ci sono dallo Stato. E' pronto un progetto da realizzare con finanziamenti privati»

 

«Con il metrò crolla un piano sbagliato»

«Con una gara in project financing opera finita entro il mandato»

«La responsabilità politica è di chi in questi anni ha dato false certezze»

 

Corticelli rilancia: «Pronto il progetto alternativo, da fare con capitali privati»

TEMPO scaduto per il metrò. Lo ha ammesso martedì Maurizio   Zamboni, assessore ai Lavori pubblici: «Non è più possibile fare il bando per assegnare i lavori. Non c'è più tempo». L'ipotetico via libera del Cipe, infatti, arriverà (se arriverà) solo ad aprile. A ridosso   delle elezioni. «L'unica possibilità è il project financing – dice Alfredo Cazzola, candidato sindaco - perché non si possono più attendere i fondi da Roma, anche perché per ora non ce ne sono più. Si rischia di attendere decenni». Per Andrea De Maria, segretario del Pd, «tutte le forze politiche bolognesi dovrebbero affrontare il problema, con un'iniziativa condivisa perché le risorse vengano messe a disposizione». «Non passa giorno senza che il Pd dimostri di avere perso la capacità di gestire i problemi con l'obiettivo di risolverli», accusa Ubaldo Salomoni (Pdl). Daniela Guerra (Verdi), invoca «un tram di superficie in sede propria»; e per Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, «quello del Comune non è un atto di disimpegno, ma un atto responsabile. Non si lascia alla prossima amministrazione un onere che forse non sarà sopportabile».

di LUCA ORSI

IL METRO' sarà uno dei «progetti di punta» del programma elettorale di Alfredo Cazzola.

Se il Comune alza bandiera bianca e rinuncia a presentare il bando per la metrotranvia prima delle elezioni di giugno («ormai non c'è più tempo»), Daniele Corticelli, capolista della lista civica di Cazzola, rilancia il progetto a suo tempo elaborato dall'associazione II Metrò che vorrei. E' «l'unico progetto in campo, fattibile, di una vera rete di metropolitana». A cui «nel 2007, gli spagnoli della Ferrovial, nono gruppo al mondo nelle costruzioni, si dissero formalmente interessati», ricorda. Ma l'assessore Maurizio Zamboni, «che oggi ci dice ‘non c'è più tempo', li definì dei ciappinari».

Il metrò che sogna coste quasi due miliardi euro. Chi paga?

«Si realizza in project financing, con capitali di privati. Non c'è altra possibilità. La redditività è data da concessione e gestione assegnate per un numero adeguato di anni».

Ma il progetto è sostenibile?

«C'è un dettagliato piano economico-finanziario, su cui ha lavorato Giorgio Giatti, che dice che l'operazione sta in piedi. E poi, chi gestirà l'opera avrà libertà tariffaria, per potersi confrontare al meglio con il mercato. Ma con attenzione all'aspetto sociale, cioè la tutela di determinate fasce di cittadini».

Addio ai fondi statali, dunque?

«Ci fossero... Ma il fatto vero è che non ci sono».

E i 90 milioni assegnati alla Linea 1 del metro di Guazzaloca dall'allora ministro Bersani?

«Negli ultimi cinque anni non sono entrati nel bilancio del Comune. Forse il sindaco Cofferati può dirci se ci sono ancora o no».

Se in aprile il Cipe stanziasse dei fondi per la metrotranvia, cosa fareste se eletti?

«Servirà un'azione politica fra Enti locali e governo per non disperdere eventuali finanziamenti. Fermo restando che il progetto di Cofferati, che prevede un tratto in superficie dall'ospedale Maggiore a Borgo Panigale, è completamente sbagliato. E non si farà. Ma ci è comunque costato alcuni milioni di euro fra progettazione e consulenze. Chieda a Zamboni: chi paga, i bolognesi?»

Quale sarà il primo passaggio tecnico che farete, se eletti?

«La gara di costruzione e gestione sul progetto preliminare elaborato dall'ingegner Giovanni Crocioni».

E che tempi prevede?

«Prenderemo l'impegno di staccare il primo biglietto entra i cinque anni di mandato. Se si mettono da parte le ideologie, si può fare, Non possiamo essere condannati a tempi infiniti. Se pensa che del tram si parla da quattro sindaci e ancora non si vede nulla...».

Il Civis é un'altra nota dolente.

«Un macello. Come il metró, il peaple mover, i parcheggi. In cinque anni non è stata fatto nulla. Non si è risalto un problema. Cinque anni persi per la città. E' il fallimento della politica sulla mobilità. Ora non basta dire 'non c'è più tempo'. C'è una precisa responsabilità politica di quanti, in questi anni, nel Pd e nelle istituzioni, hanno dato ai cittadini false certezze. Come possiamo continuare a fidarci?».

Che fine farà il Civis?

«Diciamolo can chiarezza: sarà un grande problema. Bisognerà prendere in mano il progetto e il rapporto con le aziende che hanno in appalto l'opera, verificare lo stato dei lavori. Certo non potrà passare sotto le Due Torri, né essere una sarta di metró-Civis, Anche Zamboni, fra cinque anni, sarà d'accordo»,

In tempi di crisi, pensa che il

progetto attirerà investitori?

«Sono ottimista, il progetto funziona. L'interesse espresso a suo tempo da Ferrovial lo dimostra. Il problema non é realizzare i buoni progetti. Il problema é perseguire con tenacia quelli sbagliati».

 

 

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