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Referendum sulla mobilità

È giusto che siano tutti i Bolognesi ad esprimersi su ciò che riguarda la loro vita, il loro futuro e quello dei loro figli. I Soci Fondatori della Associazione "Il Metrò che Vorrei" annunciano la costituzione di un

COMITATO PROMOTORE PER UN REFERENDUM SULLA MOBILITÀ
Nessuno, compreso il Signor Cofferati, potrà essere sordo alla voce della Città.

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Il 2 ottobre abbiamo presentato in Consiglio Comunale il nostro progetto di metropolitana accompagnato dalla richiesta di promuovere una Commissione di studio e approfondimento sull'iniziativa.
Il Consiglio Comunale, con voto espresso del Sindaco Cofferati, ha respinto questa semplice richiesta.
Con questa chiusura del tutto pregiudiziale e immotivata è stata respinta la nostra volontà di dialogo e sono stati umiliati gli sforzi degli oltre 1300 aderenti alla nostra Associazione per cercare di dotare Bologna di una rete metropolitana: veloce, estesa, completamente automatica, la più sicura per il passeggero, priva di impatti ambientali, alternativa al mezzo privato, e quindi in grado di abbattere drasticamente l'inquinamento, di valorizzare il sistema ferroviario metropolitano (SFM) e, soprattutto, realizzabile a costo zero per le casse comunali.
Una metropolitana che può costituire il motore di crescita di una Bologna oggi arrancante sul piano della modernizzazione e incapace di tenere il passo delle altre città italiane ed europee.
Un progetto che può conferire a Bologna il vero ruolo di Capitale della Regione e di città metropolitana.
Con questo voto l'Amministrazione ha inteso confermare con arroganza le proprie scelte progettuali di grave arretratezza tecnologica, orientate a un mix di soluzioni non integrate né integrabili fra loro, che non solo offendono la tradizione culturale di Bologna, città della innovazione meccanica e dei Saperi, ma si presentano devastanti sotto il profilo dello sviluppo economico e dell'impatto ambientale, continuando a tenere isolata la Provincia dalla Città.
L'aver rifiutato, per pura scelta ideologica, il coinvolgimento dei privati e, quindi, le immense potenzialità del project financing non può essere accettato perché con questa scelta non si potrà mai dare ai Bolognesi  ciò di cui hanno bisogno.
E i Bolognesi certo non si rassegneranno a qualche ancora ipotetico scampolo di opera pubblica di basso livello, da realizzarsi in tempi biblici e solo se i pochi fondi disponibili verranno integrati da corpose tasse di scopo.
Nel frattempo si continuerà ad usufruire degli inefficaci oltre che inefficienti sistemi di trasporto collettivo con l'applicazione demagogica di tariffe, per larga parte sostenute da contributi statali e regionali, che non consentono di ricavare neanche i fondi per la sostituzione dei mezzi inquinanti, riversando sull'auto e sul Centro Storico le
responsabilità del proprio fallimento.
Le infrastrutture di cui Bologna ha bisogno sono determinanti per lo sviluppo della Città e delle proprie eccellenze (Aeroporto, Fiera, Università e Piccola e Media Impresa) e riguardano l'interesse delle generazioni future.
Sbagliare questi interventi o realizzarli in ritardo significa condannare la Città al declino.
Non avremo una seconda possibilità.
Un Sindaco eletto per una legislatura non ha il diritto di negare il dialogo e il confronto su scelte che riguarderanno le generazioni future e non sarà certo sufficiente l'inganno mediatico del significato distorto di una parola come "Metrotramvia" per turlupinare i Bolognesi.


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