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Metrò, bocciato il referendum

Metrò, bocciato il referendum

da La Repubblica:
Il referendum sul metrò di Bologna non si farà. Il comitato dei garanti del comune ha infatti emesso la sentenza definitiva: il quesito proposto dall'associazione "Il metrò che vorrei" è stato dichiarato "inammissibile". In tre hanno votato per bocciarlo e gli altri due garanti invece erano per ammetterlo e quindi mandare avanti l'iter della consultazione popolare. Decisivo dunque, il voto del presidente del collegio, Marcello Napoli, segretario e direttore generale del comune.
 Il "no" dei garanti arriva dopo una lunga schermaglia tra giunta e associazione (guidata dal guazzalochiano Daniele Corticelli) combattuta a colpi di memorie difensive e dichiarazioni roventi. Dopo oltre due ore di riunione è stato proprio Napoli ha comunicare l'esito dell'ennesima riunione: "le posizioni si erano già delineate sin dalla terza o quarta seduta", spiega. Riassumendo le motivazioni della bocciatura, Napoli aggiunge che "i quesiti che sono stati presentati non sono stati ritenuti univoci nè congrui, così formulati potevano creare incertezza negli elettori, non consentivano all'elettore una scelta libera e ponderata". La giunta in una delle sue memorie aveva giudicato "ingannevole" il quesito. 
Presentando l'esito dell'esame dei garanti, Napoli spiega che su alcuni punti il quesito presentato dal "metrò che vorrei" aveva ottenuto i requisiti di ammissibilità. Ma, decisivo per la sua bocciatura, sia pure a maggioranza dei componenti il collegio, è stata la parte dello statuto comunale dove si richiede la "congruità" e la "univocità del quesito".
"E' una decisione presa in palese conflitto di interesse". Il presidente dell'associazione "il metrò che vorrei", Daniele Corticelli, consigliere comunale LtB,  punta subito il dito contro Marcello Napoli, presidente del collegio nonchè segretario e direttore generale di Palazzo d'Accursio. Il suo voto, infatti, è stato decisivo nel sancire l'inammissibilità del quesito referendario proposto dall'associazione di Corticelli. Ma il "metrò che vorrei" non si arrenderà, "assolutamente no", giura Corticelli.

Il referendum sul metrò bocciato dai Garanti

da Il Resto del Carlino:
Il quesito proposto dall'associazione 'Il Metrò che vorrei' è stato dichiarato "inammissibile". Napoli: "I quesiti non consentivano all'elettore una scelta libera e ponderata"

 Bologna, 12 aprile 2007 - Il referendum sul metrò di Bologna non si farà. Il Comitato dei Garanti del Comune, riunito questo pomeriggio, ha infatti emesso la sentenza definitiva: il quesito proposto dall'associazione "Il Metro' che vorrei" è stato dichiarato "inammissibile". In tre hanno votato per bocciarlo e gli altri due garanti invece erano per ammetterlo e quindi mandare avanti l'iter della consultazione popolare. Decisivo dunque, il voto del presidente del collegio, Marcello Napoli, segretario e direttore generale del Comune.
Il "No" dei Garanti arriva dopo una lunga schermaglia tra Giunta e associazione (guidata dal guazzalochiano Daniele Corticelli) combattuta a colpi di memorie difensive e dichiarazioni roventi. Dopo oltre due ore di riunione è stato proprio Napoli ha comunicare l'esito dell'ennesima riunione: "Le posizioni si erano già delineate sin dalla terza o quarta seduta", spiega.
Riassumendo le motivazioni della bocciatura, Napoli aggiunge che "i quesiti che sono stati presentati non sono stati ritenuti univoci nè congrui, così formulati potevano creare incertezza negli elettori, non consentivano all'elettore una scelta libera e ponderata". La Giunta in una delle sue memorie aveva giudicato "ingannevole" il quesito.
Presentando l'esito dell'esame dei Garanti, Napoli spiega che su alcuni punti il quesito presentato dal Metro' che vorrei aveva ottenuto i requisiti di ammissibilità. Ma, decisivo per la sua bocciatura, sia pure a maggioranza dei componenti il collegio, è stata la parte dello Statuto comunale dove si richiede la "congruità" e la "univocità del quesito".
Il direttore generale e segretario di Palazzo D'Accursio previene anche eventuali critiche circa il suo ruolo in questa vicenda: "Come è mio costume ho sempre svolto la mia attività con assoluta autonomia di giudizio e senza interferenze di nessuno. Non ho mai parlato del referendum con il sindaco e solo una volta mi sono fermato in piedi a parlarne con l'assessore Zamboni. Sono convinto di quello che ho fatto". Dunque, assicura Napoli, "non ci sono state pressioni di alcun genere, nè da parte dell'amministrazione nè da parte dell'associazione dove ci sono persone che stimo e apprezzo".

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