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Sabato 23 9 2006, IL RESTO DEL CARLINO

Scontro nel centrosinistra. Ultimatum Ds ai 'ribelli'

Merola: «Chi non vuole il metrò è fuori dalla maggioranza»

di Luca Orsi

Chi dice no al metrò è fuori dalla maggioranza. Virginio Merola, assessore all'Urbanistica nella giunta Cofferati, e uomo di punta dei Ds, non usa giri di parole. La replica all'ennesimo strappo di Verdi, Prc e Cantiere (questo metrò non s'ha da fare, ammonisce l'ala movimentista dell'alleanza che governa il Comune), non cede al politichese: «Il metrò è nel programma del sindaco e della coalizione. Si avrebbero seri problemi a convivere in maggioranza con chi mette in discussione un pilastro fondamentale del programma di governo». Un aut aut bell'e buono. Ancora una volta, dunque, la tenuta della maggioranza sembra essere messa a repentaglio dalla sinistra radicale. Anche se è difficile che qualcuno voglia davvero spezzare la corda. Marco Lombardelli, coordinatore cittadino dei Ds: «Ci sono le condizioni perché il metà mandato sia occasione di rafforzare la coesione della coalizione». Ma proprio sul tavolo della verifica di metà mandato dell'Unione, il 28 settembre, Rifondazione mete il suo pesante no al metrò. Ricordando ai partiti alleati di avere dato l'ok, turandosi il naso, all'accordo per la grande stazione Fs. I bertinottiani sperano di vedersi ricambiare il favore «Ci aspettiamo un commento altrettanto responsabile della coalizione sull'intero pacchetto delle infrastrutture, dominate fin qui da impostazioni di gigantismo ideologico irrealizzabili».

Lo scossone del Prc (e la richiesta del sindaco di «conoscere l'orientamento dei partiti»), sveglia anche la Margherita. «II continuo tira e molla su quali opere debbano essere realizzate o no è una ginnastica sbagliata, incompatibile con un disegno lungimirante di città», sbotta Giovanni Mazzanti, capogruppo in Comune. E richiama alla fedeltà al programma: «Non si può prescindere da opere infrastrutturali di portata strategica previste nel programma votato dagli elettori». Un elenco in cui stanno anche il tram su gomma Civis e il people mover (la navetta aeroporto-stazione), su cui ora una parte dei Verdi chiede di dare un bel colpo di spugna. Resta il metrò, comunque, il tema su cui rischia di deragliare il centrosinistra. «Non si farà perché mancano i fondi», avverte l'occhettiano Serafino D'Onofrio, del Cantiere. E invita la sua maggioranza « a prendere atto della realtà, ad attivare strade differenti per assicurare una mobilità efficiente fra quartieri e centro». Posizione «fuori tempo», ribatte seccato Merola. Perché «siamo a un passo dal sapere quali sono le opere prioritarie che il governo deciderà di finanziare».

Accusato dal verde Carmelo Adagio di avere fatto «un chiarissimo passo indietro» sulla metrotranvia da lui voluta al posto di quella firmata Guzzaloca, Maurizio Zamboni, assessore alla Mobilità Palazzo d'Accursio, allarga le braccia. Sconsolato o rassegnato. «Rifondazione e Verdi hanno tutto il diritto di dire quello che gli pare - commenta l'ex bertinottiano - Il punto è se una città con Bologna ha bisogno o no un sistema forte sul suo asse principale, la via Emilia». Dati di traffico alla mano, «la risposta è sì». Se poi «il tipo di progetto è azzeccato o meno, ognuno può dire ciò che vuole. E quella dei finanziamenti è un'altra questione ancora»

Sempre da sinistra, il socialista Angelo Piazza, deputato per la Rosa nel pugno, si dice «preoccupato e sorpreso» per la posizione di Verdi e Prc. «La realizzazione del metrò - afferma l'ex ministro di D'Alema - è una priorità per la città. E chi «ha a cuore l'ambiente e la salute deve appoggiare lo sviluppo di strumenti che consentano di alleggerire il traffico in favore di mezzi non inquinanti».

Dai banchi dell'opposizione Paolo Foschini (FI), ricorre all'ironia: «Ci penserà Prodi a mettere d'accordo la maggioranza sul metrò, quando deciderà di non stanziare un solo euro per la sua città».

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