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Giovedì 15 5 2008, IL DOMANI

II People mover non parte più

L'assessore Zamboni attacca le imprese e il sistema bancario: «Qui non si muove davvero nulla»

A breve nuove proposte. Si tratta sulla quota di finanziamento pubblico e sul numero di passeggeri

Luca Molinari

Il bando per il people mover va deserto e il Comune di Bologna sfida le imprese, mondo bancario in primo luogo.

Pochi finanziamenti pubblici e la richiesta di un servizio sovradimensionato rispetto all'effettivo utilizzo del mezzo: sono queste le motivazioni che hanno spinto le undici cordate di imprese, bolognesi e no, che avevo "dimostrato interesse" alla realizzazione della monorotaia stazione-areoporto a disertare il bando di gara per i lavori in project financing.

A dare notizia del "deserto" registrato al momento dell'apertura delle buste è stato lo stesso Maurizio Zamboni: alle 18 di ieri, con «vivo rammarico», l'assessore comunale alla Mobilità ha comunicato che il bando per il People mover è andato deserto.

Poi, senza perdere mai la sua proverbiale calma, Zamboni si è tolto qualche sassolino dalle scarpe.

«Valuteremo i motivi di quello che è successo: certo che questi fatti confermano la difficoltà del modello di project financing, soprattutto quando c'è di mezzo il sistema bancario», spiega Zamboni che ha preannunciato un nuovo bando prima della fine del mandato, nel 2009, «con nuove condizioni di gara». Già nei prossimi giorni dovranno incontrarsi i rappresentanti delle imprese e i tecnici del Comune. Obiettivo: rimuovere quegli aspetti del bando che i costruttori hanno ritenuto troppo onerosi e poco convenienti. In testa alla lista, spiegano i ben informati, ci sarà la richiesta di aumentare (c'è chi dice fino al 50% in più) i contributi pubblici a fronte di una decisa riduzione delle prestazioni richieste (numero di passeggeri per ora). Il progetto costa 100 milioni e il pubblico ne mette circa 30, il resto dovrebbe arrivare dalla gestione dell'infrastruttura.

La trattativa partirà a giorni, ma a Palazzo d'Accursio ieri era il giorno dell'ira.

«Ci avevano accusato di aver fatto un bando troppo favorevole alle imprese, invece si è visto che non è così. È evidente che il coinvolgimento di capitali privati è un'operazione mai semplice. Perchè porta sia l'amministrazione che le imprese ad interrogarsi sui rischi - spiega Zamboni - credo che ad oggi nè la pubblica amministrazione nè il mondo delle imprese si sono attrezzati a lavorare in una logica di ripartizione dei rischi. Delle banche poi non parliamo. Sul fronte bancario è lo zero assoluto».

A far arrabbiare Palazzo d'Accursio è anche il fatto che, fanno notare gli uomini vicini al sindaco e a Zamboni, il "gran rifiuto" delle imprese bolognesi è arrivato a meno di una settimana dall'assemblea generale di Unindustria durante la quale la coppia Maccaferri-Montezemolo ha duramente strigliato l'amministrazione cittadina. E non è passato inosservato che tra le imprese che avevano manifestato interesse per il People mover e che si sono poi defilate ci sono la Adanti, che fino a qualche mese fa era del gruppo Maccaferri, ovvero di proprietà del presidente di Unindustria. E manifestò l'interesse prima che fosse ceduta ad un gruppo austriaco. Entro fine mandato il Comune ripresenterà il bando che sarà cambiato rispetto a quello attuale. Un'assicurazione che non convince il centrodestra che ieri è andato all'attacco del sindaco e della giunta: «Questa amministrazione non è capace di governare e la vicenda del people mover lo dimostra perché - attacca il forzista Daniele Carella - fa il paio con la vicenda dei terreni dell'ex Mercato il cui bando andò deserto». Più drastico Daniele Corticelli che chiede le dimissioni di Maurizio Zamboni: «L'assessore si dimetta e si apra una stagione in cui sia possibile aprire un confronto serio nel merito e nei contenuti sulle infrastrutture», attacca il consigliere comunale ex civico da sempre avversario del People mover che vede nel bando andato deserto il fallimento del progetto patrocinato dal comune.

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