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Giovedì 15 5 2008, LA REPUBBLICA

I costruttori e le coop: previsioni di traffico esagerate. Corticelli: "Zamboni si dimetta, glielo avevamo detto in tutti i modi"

"Non c'erano le condizioni economiche"

LUCIANO MIGRO

«PREVISIONI di traffico esagerate, contenuti economici insufficienti: a quelle condizioni si poteva fare solo una progettazione povera e un servizio inadeguato». Così Piero Collina Presidente del Ccc, il consorzio aderente a Lega Coop che aveva partecipato al bando con l'Adanti (ex gruppo Maccaferri), unica cordata locale in gara tra le undici che si erano presentate al bando, spiega il flop del bando sul people mover. «Non c'erano le condizioni», conferma Marco Buriani del collegio costruttori di Unindustria. E Daniele Corticelli, il transfuga deLaTua Bologna, inventore del "rnetrochevorrei" spara a zero. «Zamboni si deve dimettere - dice - Bologna non può più permettersi l'arroganza dell'assessore. Li avevamo avvertiti in tutti i modi. Il progetto era sballato; non stava in piedi né dal punto di vista tecnico, né economico. Hanno voluto tirare dritto e hanno sbattuto la testa contro la dura realtà del mercato. Il fiore all'occhiello, l'unica opera progettata dall'amministrazione Cofferati non c'è più. O si volta pagina in fretta e sulle infrastrutture si ricomincia da zero o per la città saranno guai».

E' un misto di sorpresa e di "l'avevamo detto", la prima reazione al fallimento del bando sul people mover. Opera simbolo per Bologna, lanciata quattro anni fa da Romano Prodi, il collegamento veloce tra stazione ferroviaria e aeroporto su cui la Regione aveva stanziato 27 milioni doveva essere la novità da realizzare in tempi brevi su cui contava la giunta Cofferati. Con l'alta velocità - aveva spiegato il sindaco in diverse occasioni - chi atterrerà a Bologna in aeroporto arriverà a Firenze in meno di un'ora. La "monorataia" aveva convinto tutti, costruttori, industriali, cooperative, imprese. Lunga preparazionedel bando di gara, più volte limato e perfezionato, grandi aspettative quando alla prima parte dell'asta si erano fatto vivi in undici, comprese l'Astaldi e il raggruppamento Acciona-Ghella-Bombardier sponsorizzato dai costruttori. Poi al momento di stringere nulla. Troppo alto il rischio (chi entrava doveva investire più di 70 milioni per poi recuperare la cifra con la gestione trentennale staccando biglietti a 7 euro ai passeggeri che avrebbero raggiunto la stazione dall'aeroporto - e viceversa - in nove minuti).

«Cos'abbiano pensato gli altri non lo so - spiega Collina - ma per noi non c'erano gli elementi per fare un'opera che stesse in piedi trent'anni. Con quelle modalità e con contenuti economici così limitati si sarebbe dovuto fare un progetto inadeguato». Nel merito del bando, secondo Collina, «la stima del numero dei passeggeri era decisamente esagerata e anche i livelli di copertura previsti in caso di volumi di traffico inferiori non erano sufficienti». Una valutazione, aggiunge il presidente del Ccc, che evidentemente hanno fatto anche gli altri concorrenti, anche se «ero convinto che Astaldi, o Ghella avrebbero comunque tentato il colpo».

E invece, rivela il presidente dei costruttori dell'Ance Marco Buriani, anche Acciona, Ghella e Bombardier «hanno fatto studi approfonditi, ma hanno concluso che i rischi erano superiori ai benefici». Buriani, tuttavia, lascia aperta un porta. «Questo non significa che l'opera sia irrealizzabile, anzi. Sono già previsti, anticipa, incontri tra amministrazione e aziende per vedere se si può modificare il bando come era accaduto per gli alloggi in affitto all'ex mercato (altro bando andato deserto e poi conclusosi con un progetto vincitore). Due le correzioni possibili: un aumento del contributo pubblico o una riduzione dei servizi che il bando attuale considera inderogabili.

Ma mentre i costruttori sperano che il people mover, dopo il deragliamento, possa tornare sulla monorotaia, dall'opposizione arrivano sentenze inappellabili. Se per Corticelli Zamboni non ha altra strada che andarsene, Daniele Carella di Forza Italia invita l'intera giunta a dimettersi visto che «non finisce di stupire per incapacità e inconcludenza. E dire che quando chiedemmo le carte, risposero che si trattava di una turbativa d'asta».

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